Iezzo: “Cagliari-Napoli come finirà? Vinceranno gli azzurri”

Parla al “Corriere dello Sport” l’ex portiere del Napoli Gennaro Iezzo sulla sua carriera e fa anche un pronostico sul match di domani tra Cagliari e Napoli

La nostalgia, Iezzo, è una canaglia….?

«Un poco sì, perché questa è la mia partita, la giornata in cui metto assieme i ricordi, che sono gioiosi. A Cagliari ho vinto, a Napoli ho vinto e poi rivinto: mi capirete».

Non le chiediamo del cuore….

«Potete anche, tanto nessuno si arrabbia: Cagliari è stata una parentesi felicissima, mi è stata concessa la possibilità di debuttare in serie A. La prima vetrina importantissima. Ma Napoli è la squadra per cui tifo, da sempre, da quando ero bambino, da quando ero ragazzo, che tiferò per sempre».

Lasciò Cagliari per il Napoli.

«Lasciai la serie A per la serie C, ma fu facile per me: quando ebbi la telefonata di Reja, il richiamo delle origini ebbe immediatamente la meglio. Mi era appena arrivata una proposta dalla Grecia, dall’Aek di Atene, che mi prospettava la possibilità di giocare in Champions: decisi di scegliere seguendo gli affetti, non gli interessi professionali. E penso di aver fatto bene».

E’ stata una cavalcata…

«Dalla serie C alla serie A, mi ripresi subito quello a cui avevo rinunciato. Però è stata una conquista in grande stile, con immagini che restano impresse nella memoria per l’eternità».

La scena più bella?

«Sono indeciso: a Marassi ho avvertito sensazioni che non saprei mai spiegare. Eravamo in un ambiente surreale, sembrava d’essere in un universo inesistente: tifosi a contatto, clima di serenità assoluta, condivisione totale della festa, cose mai viste. E quando s’è sentito il triplice fischio di chiusura, tutti assieme eravamo in serie A. Bellissimo, fantastico. Poi il rientro a Capodichino non è stato da meno: la città paralizzata, la gente sui balconi. Come se avessimo vinto un mondiale».

Fotografie di Cagliari. Nella memoria di Iezzo quante ce ne sono, istantanee per fermare partite, momenti, sensazioni.

«Pure là è stato meraviglioso, perché ritrovarsi in serie A ha un valore inestimabile ovunque. Fu una rimonta strepitosa, in una squadra che Reja riuscì a rivitalizzare di slancio: avevo con me, Zola e Suazo, Conti e Agostini, Modesto e Lopez. Niente male, mi creda».

Lei che li conosce bene quasi tutti, potrebbe raccontarli….

«Io so che sarà una partita difficile, combattuta, come lo sono state tutte quelle giocate al sant’Elia: due squadre diverse, ovviamente, però entrambe con carattere».

L’uomo simbolo del Cagliari?

«Nessun dubbio: Daniele Conti. ha fatto una scelta di vita ed è diventata bandiera di quel club. Giocatore di spessore, che avrebbe potuto ottenere successi altrove: ma ha sentito il richiamo della gente, della terra ed ha deciso di restare in rossoblù. Gli fa onore, tutto ciò».

L’uomo in più del Napoli?

«Non svelo alcun segreto: è Lavezzi. Lo riconoscono tutti i miei ex compagni di spogliatoio: senza il Pocho, il Napoli è una buona squadra. Che con lui in campo diventa una grande squadra. Lui contribuisce in maniera netta a fare la differenza».

E’ il momento di De Sanctis.

«L’ho sentito l’altro giorno, perché con lui, come con altri, conservo un ottimo rapporto. E’ di una pignoleria che ha pochi eguali, studia tutti e tutto, e poi ci mette l’intuito. La sua prodezza contro il Bayern è stata decisiva».

Lei crede nello scudetto al Napoli?

«Ci crederei di più se non ci fosse la Champions di mezzo, perché il doppio impegno toglie energie fische e mentali; e se il mercoledì devi giocare contro Bayern o Manchester City o Villarreal, spendi ancora di più. Ma il Napoli è in corsa, perché le altre – Juventus compresa, che non altri appuntamenti – non ne stanno approfittando».

Il pronostico, se riesce a farlo….

«La domanda è scomoda, ma i tifosi di Cagliari mi conoscono bene e non ho mai nascosto la mia fede: sarà difficile, è indubbio, ma vince il Napoli».

Intanto, si allena…

«Aspetto che qualcuno mi chiami: tante voci, ma nessuna concreta soluzione. E’ stata dura staccarsi dal Napoli, anche perché mi sarebbe bastato ricevere una telefonata: però prendo atto e continuo ad essere uno dei principali tifosi. Non cancello nell’amarezza tutti i ricordi: sono entrato nel club dei centenari, ho provveduto, assieme ai miei compagni, a rimettere a posto i conti con la storia. Mi tengo ciò che ho conquistato con soddisfazione».

La Redazione

A.S.

Fonte: Corriere dello Sport

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