Il pm Ardituro su Quarto: «Mollare? A fine campionato valuteremo»

Il pm antimafia regista del progetto «Territorio e istituzioni incapaci di una guerra corale alla malavita»

Di questa battaglia Antonello Ardituro, pm anticamorra, ha fatto un punto d’onore. Ed è convinto di avere centrato il bersaglio: «Siamo riusciti a restituire a Quarto una squadra di calcio ”pulita”, lanciando un’importante provocazione. Adesso, però, non posso esprimere che allarme e sconforto. Rinunciare all’impresa? Per ora andiamo avanti, ma a fine anno vedremo».

All’improvviso uno stadio semideserto. Cosa è successo?
«In realtà non è successo tutto in un giorno. Alla situazione di quest’ultima partita si è arrivati per gradi. Quando si è avviato il nostro esperimento avevamo un grande seguito: con il tempo l’attenzione è progressivamente diminuita fino a raggiungere il punto più basso che è quello attuale».
Per quale motivo?
«Perché non siamo pronti a una battaglia corale contro la malavita organizzata. È evidente che questa guerra si può combattere, purtroppo, soltanto all’interno delle aule di giustizia. Fuori non c’è sostegno. Non dalla società civile, non dalle istituzioni, non dalla politica, non dall’imprenditoria».
Paura? 
«Indifferenza. Siamo in campagna elettorale, basta ascoltare i candidati, e non faccio differenza tra gli schieramenti: nessuno sembra mettere al centro della sua agenda la lotta al crimine».
Stupisce anche l’assenza del commissario prefettizio.
«Non è quella più grave: stiamo parlando di un funzionario dello Stato. L’assenza che stupisce è quella di chi rappresenta le istituzioni pubbliche».
Il Comune non c’è più, però.
«Ma avrebbe potuto farsi vedere qualcuno della Provincia, della Regione. E invece niente».
Così l’esperimento del calcio anticlan rischia di restare confinato in una nicchia. 
«Purtroppo sì. Oggi contiamo solo sulla presenza di qualche associazione e qualche parrocchia. Le scuole, che all’inizio si facevano vedere, non ci sono più. E non è arrivato quello che mi aspettavo: il sostegno di intellettuali, pubblici amministratori, politici, imprenditori anche da Napoli. Noi non stiamo facendo la battaglia del Quarto Calcio. Stiamo facendo una battaglia di legalità che vale per tutti».
E tutti insieme rischiamo di perderla.
«Lo stadio deserto è una vittoria per la malavita organizzata».
Dall’incendio delle reti al furto dei trofei. Cosa c’è dietro questi continui attacchi?
«Una sola regìa, questo è chiaro. Il messaggio è ben visibile: vogliono che molliamo».
E lei non è mai tentato di mollare?
«Per adesso non possiamo arrenderci. Sarebbe ingiusto nei confronti della squadra, che sta andando bene, e dei cittadini quartesi che la stanno sostenendo economicamente. Ma faremo un bilancio alla fine del campionato e decideremo se vale la pena di continuare in questi termini o lasciar perdere, considerando esaurito l’esperimento».

Fonte: Il Mattino

La Redazione

M.V.

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