Sabella: «Nella mia Argentina batte un cuore napoletano»

Alejandro Sabella ha aperto le porte della Seleccion a Hugo Campagnaro, convocando il difensore del Napoli per l’amichevole con la Svizzera, in programma il 29 a Berna. Nella lista c’è anche Federico Fernandez, altro difensore, quasi mai utilizzato da Mazzarri, ma non Ezequiel Lavezzi, rimasto a casa per turnover. Sì, ne fa anche il ct scelto dalla Federcalcio argentina dopo il fallimento in Coppa America. Dai nazionali del Napoli alla voglia di rilancio della Seleccion, Sabella parla a tuttocampo in questa intervista al Mattino.
Qual è il rapporto tra l’Argentina e Napoli?
«Esiste una relazione speciale tra i popoli di Italia e Argentina. Storica, ci uniscono famiglie intere e abbiamo legami di sangue. Sotto l’aspetto sportivo, in quello che è lo sport nazionale per entrambi i Paesi, il calcio, c’è una particolare relazione con il Napoli. Molti giocatori argentini sono passati per questo club, come Enrique Omar Sivori e ovviamente Diego Armando Maradona».

Il presente, del Napoli come dell’Argentina, è Lavezzi, che però non è stato convocato per l’amichevole in Svizzera.
«Ezequiel è un idolo nella sua squadra, adorato dai tifosi. Calciatore dinamico, di grande personalità, veloce, abile, vuole sempre il pallone».

Nella sua nazionale c’è anche Fernandez, che non trova però spazio nel Napoli.
«Federico è un giocatore giovane. Forte fisicamente, bravo nel gioco aereo. Avrà tempo per crescere. L’ho avuto nell’Estudiantes e diventammo campioni. Sta progressivamente consolidando la sua posizione nella Seleccion».

C’è la novità Campagnaro, che entra in nazionale a quasi 32 anni.
«È un giocatore che ci interessava, lo abbiamo seguito per molti mesi e poi abbiamo deciso di inserire questo uomo di esperienza nel gruppo».

La difesa sembra il punto debole della Seleccion.
«Serve tempo per avere un reparto di alto livello. Ma non sarebbe giusto fare paragoni con il nostro attacco, formato da Messi, Aguero…».

Il Napoli è una squadra ricca di sudamericani, il bomber è l’uruguaiano Cavani.
«Attaccante veloce, dinamico, versatile. È un calciatore importante per la squadra, sa mettersi a disposizione del gruppo e sottolineo la sua capacità nel gioco aereo. È importante non solo per il Napoli ma anche per l’Uruguay».

La Celeste, la nazionale uruguaiana, ha vinto la Coppa America ed è arrivata quarta ai Mondiali: come ha fatto a diventare la realtà predominante nel calcio sudamericano?
«È una realtà che ho conosciuto quando collaboravo con Passarella, ct dell’Uruguay. La nazionale è cresciuta con quei calciatori di forte personalità e grazie a tutti gli uomini che giocano in Europa si è creato un ciclo vincente».

La grande scommessa del Napoli è un altro sudamericano, il ventiduenne cileno Vargas.
«Talento interessante. Dinamico, ha qualcosa di Alexis Sanchez e di Orellano».

Lei è un grande cultore della tattica: cosa pensa del 3-4-2-1 di Mazzarri?
«Mi sembra un buon sistema, d’altra parte spesso Mazzarri, in base alle circostanze, varia il modulo e passa a giocare con quattro difensori».

Mazzarri sogna uno scudetto a Napoli: qual è l’obiettivo di Sabella?
«Portare l’Argentina ai livelli che merita. Dirigere la Seleccion è il sogno per tutti i tecnici argentini, anche se la pressione non è facile da sopportare. D’altra parte, i nostri sono paesi latini, differenti da quelli anglossasoni: è un ambiente che ho conosciuto da calciatore, giocando in Inghilterra».

Lei ha la fortuna di allenare il più grande calciatore al mondo, Messi. Più bravo anche di Maradona?
«È il migliore calciatore del presente così come Maradona lo è stato a suo tempo. Due grandi, campioni straordinari, il meglio nella storia del calcio. Impossibile paragonarli, hanno giocato in epoche differenti».

Visto da vicino, com’è Messi?
«Da suo allenatore mi hanno colpito la capacità di cambiare ritmo, l’esplosività, il movimento che dà al pallone in corsa».

Per gestire campioni come questi servono i metodi forti?
«Io non sono autoritario: voglio convincere il calciatore. Per farsi rispettare, dai dilettanti come dai fuoriclasse, un allenatore deve avere conoscenze tecniche solide, buone capacità professionali e grandi qualità umane».

Qual è la migliore squadra al mondo?
«Tra i club ammiro il Barcellona, il migliore negli ultimi anni. Tra le nazionali, in attesa che l’Argentina possa tornare ad alti livelli, ho grande considerazione dei talenti della Germania, dei fuoriclasse della Spagna, del Brasile, che resta una potenza calcistica con i suoi cinque titoli mondiali».

E l’Italia?
«È in una fase di crescita e consolidamento, vive un cambio generazionale».

Fonte: Il Mattino

La Redazione

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